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Probiotici e difese immunitarie: qual è il legame?

Ecco come i probiotici possono supportare le nostre difese immunitarie, messe sotto stress da moltissime situazioni quotidiane.
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Probiotici e difese immunitarie: qual è il legame?

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In questo articolo

Cambi di stagione, stress, disturbi di salute vari o gravidanza sono tutte situazioni che mettono a dura prova le nostre difese immunitarie. Che fare dunque?

Un valido e consolidato aiuto viene senza dubbio da vitamine e sali minerali contenuti in frutta e verdura, meglio se di stagione.

Se questi non bastassero, sono disponibili in commercio integratori alimentari adatti a tutte le esigenze (per chi studia, per chi fa sport, per i meno giovani ecc.), da abbinare in ogni caso a una corretta e sana alimentazione.

Non solo frutta e verdura

Gli aiuti che la natura offre al nostro sistema immunitario non si fermano però qui. Negli ultimi decenni sta infatti crescendo l’attenzione, oltre che la fiducia, nei confronti dei probiotici e/o prebiotici, termini spesso usati come sinonimi ma che, in realtà, hanno significati molto diversi.

I probiotici sono “microrganismi viventi in grado di dare, se assunti alla giusta dose, benefici all’ospite in termini di salute“. I prebiotici invece sono tutte quelle sostanze “inanimate” introdotte con la dieta (principalmente attraverso alimenti ricchi di fibre) che, una volta arrivate nel colon, sono in grado di favorire la crescita di batteri buoni e quindi il benessere generale dell’organismo.

Il nuovo target in ambito immunitario sembrerebbe essere dunque l’ecosistema batterico, ossia il microbiota, quello colonizzante l’intestino soprattutto. Ma conosciamolo meglio.

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Partiamo col dire che l’intestino di un individuo sano è popolato in larga parte da differenti ceppi batterici definiti commensali o “batteri buoni”, lactobacilli e bifidobatteri in particolare. Questi, nel loro complesso, vanno a formare la flora batterica interagendo non solo tra loro, ma anche con altri microorganismi (funghi, archea ecc.) e con l’ospite, influenzandone ad esempio il metabolismo di certi nutrienti, la produzione di alcuni neurotrasmettitori (serotonina ecc.), l’attività e l’espressione di agenti coinvolti nella risposta immunitaria (citochine, linfociti, cellule dendritiche, agenti pro/anti-infiammatori ecc.).

Se questo equilibrio viene alterato a causa ad esempio della somministrazione di antibiotici, di un’alimentazione scorretta o del semplice passare degli anni, si può facilmente andare incontro all’invasione di patogeni o virus. Si parla in questo caso di “disbiosi intestinale“, circostanza per cui i batteri normalmente presenti a livello intestinale, e considerati probiotici proprio perché positivi per la nostra salute, sono pesantemente ridotti. È perciò necessario introdurli dall’esterno. Con quali effetti?

Benefici dei probiotici

I benefici riconducibili all’assunzione di probiotici sono molti, più o meno certi. Vediamone i principali:

  • favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale (utili quindi sia in caso di stipsi occasionale o stitichezza cronica sia di diarrea, soprattutto associata ad antibiotici)
  • supportano il sistema immunitario (da un banale raffreddore a patologie più importanti)
  • stimolano l’apparato linfoide associato alla mucosa dell’intestino e, di conseguenza, i meccanismi di difesa locali e sistemici
  • promuovono l’efficacia di alcuni trattamenti vaccinali (contro l’influenza ad esempio)
  • regolano i livelli di colesterolo nel sangue agendo a livello intestinale
  • migliorano la sintomatologia di malattie infiammatorie intestinali e patologie che colpiscono lo stomaco (gonfiore addominale, reflusso gastro-esofageo, diverticoli, coliti ecc.) favorendo quindi la digestione e l’assorbimento
  • aiutano a combattere le malattie infettive (infezioni respiratorie e urinarie soprattutto)
  • riducono il rischio di intolleranze e/o allergie, alimentari e non (lattosio, dermatite ecc.)
  • hanno un’azione detossificante, utile supporto in caso di disturbi al fegato
  • agiscono indirettamente sulla salute e sulla bellezza di pelle e capelli
  • usati in combinazione, migliorano l’efficacia di promotori del sonno (melatonina).

Come anticipato, è doveroso tuttavia ricordare come tutte queste proprietà siano variabili da individuo a individuo, ceppo e dose-specifiche. Inoltre, per alcune, gli studi volti a confermarne la validità sull’uomo (per neonati e bambini in particolare) sono attualmente in corso, carenti per numero e/o qualità o ancora da effettuare. Rimane perciò ancora molto da scoprire.

Probiotici: come assumerli e quali sono i più comuni

Per la loro assunzione sono disponibili generalmente capsule o fiale. I probiotici possono però essere introdotti, o naturalmente contenuti, anche in preparazioni alimentari come yogurt o latte fermentato. In questi ultimi casi stiamo parlando dei famosi “fermenti lattici vivi”, ossia un gruppo di microrganismi in grado di metabolizzare lo zucchero più abbondante del latte, il lattosio. Inoltre, questi batteri hanno un ruolo anche nella fermentazione di altri residui della digestione, come fibre, proteine e zuccheri complessi, ossia i carboidrati. È però importante ricordare che questa caratteristica è comune a molti altri batteri rispetto a quelli usati nelle preparazioni ad uso umano, ma solo pochi sono tuttavia capaci di compiere processi di trasformazioni a noi utili.

Leggi anche → Fermenti lattici o probiotici? Ecco le differenze

Tra i fermenti lattici vivi, i ceppi batterici appartenenti ai generi Lactobacillus (Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus casei ad esempio), Streptococcus, Lactococcus e Bifidobacterium sono i più utilizzati.  Essendo tutti di origine umana e fisiologicamente predisposti a resistere alle condizioni acide dello stomaco, hanno maggiori probabilità anche di raggiungere vitali l’intestino, sede della loro attività. A questa propensione vanno poi ad aggiungersi particolari procedure in fase di formulazione tecnologica (incapsulazione, rivestimenti, eccipienti stabilizzatori ecc.).

Probiotici: focus sul sistema immunitario

Tra le presunte o certe potenzialità citate, focalizziamoci ora su una in particolare: come rafforzare le difese immunitarie con i probiotici?

I probiotici modulano la risposta immunitaria e infiammatoria interagendo principalmente con le cellule epiteliali, le cellule dendritiche e i follicoli linfoidi (placche di Peyer) a livello dell’intestino. Gli effetti non sono però limitati alla mucosa locale. Sembrerebbe esserne influenzato anche il sistema immunitario sistemico.

Di seguito qualche riferimento alle principali evidenze disponibili.

Considerando la ceppo-specificità, studi condotti sia in vivo sia sull’uomo hanno dimostrato come venga stimolata ad esempio la produzione di citochine da parte di linfociti Th1 (IFN-gamma, IL-2, IL-12, TNF-alpha), Th17 (IL-17, IL-22), Treg (IL-10, TGF-beta), e venga diminuita invece quella da parte di Th2 (IL-4).

Tra questi, IFN-alpha e IFN-gamma hanno registrato un incremento correlato a Lactobacillus bulgaricus, S. thermophilus o B. lactis HN109. Di contro, minor espressione di TNF-alpha è da ricondurre a L. rhamnosus GG, quella di IL-2 a B. animalis spp. Lactis Bb12.

I probiotici non influenzano però solo le citochine. Alcuni Lactobacilli hanno infatti dimostrato di promuovere la secrezione intestinale di IgA, migliorando quindi la resistenza alle infezioni, oltre che modulare l’immunità innata e le cellule dendritiche.

Continuando con la risposta anticorpale, la somministrazione di L. casei in pazienti con rinite allergica stagionale ha, ad esempio, ridotto la produzione di IgE, oltre che di IL-5, IL-6 e IFN-gamma, incrementando di contro quella di IgG.

Ancora, l’assunzione combinata di L. casei DN114001, S. thermophilus e L. bulgaricus per tredici giorni ha dimostrato di aumentare il titolo Ab contro il vaccino per influenza.

Il potenziamento dei meccanismi di difesa è stato riscontrato anche con altri ceppi e modalità d’azione. L’assunzione di B. lactis per sei settimane da parte di individui sani anziani ha promosso infatti l’attività fagocitica e battericida delle cellule polimorfonucleate nei confronti del patogeno Staphylocoocus aureus. Risposta immunitaria simile in termini di difesa ai patogeni anche con il supplemento di L. rhamnosus, L. casei, L. lactis o L. GG.

Oltre ad agire, direttamente o meno, sui mediatori della risposta immunitaria dell’ospite, i probiotici favoriscono il nostro benessere anche attraverso la competizione “fisica” con i patogeni per la colonizzazione del tratto intestinale. Come visto attraverso esperimenti di co-coltura, questo avviene sia sottraendo loro spazio vitale per la proliferazione sia producendo sostanze che rendono ostile il micro ambiente di crescita.

Riassumendo

Sempre di più sono le evidenze scientifiche che sostengono l’efficacia dei probiotici nel supportare le nostre difese immunitarie, oltre che il benessere del microambiente intestinale.

Nonostante il crescente entusiasmo occorre, però, “non farsi prendere la mano“, dando per certe proprietà ancora da confermare.

Dose, via di somministrazione, variabilità inter-individuale, proprietà ceppo-specifiche sono solo alcune delle variabili da tenere presenti prima di considerare i risultati ottenuti dagli studi certi e riproducibili.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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