L’asse intestino-cervello, una rete di comunicazione che collega l’apparato digerente e quello nervoso, si è dimostrato un fattore chiave nella neurodegenerazione. Di recente, dall’analisi di centinaia di migliaia di dati provenienti da diverse biobanche è emerso che le condizioni che influenzano l’asse intestino-cervello svolgono un ruolo importante nel determinare il rischio di Alzheimer e Parkinson.
I risultati, pubblicati su Science Advances, indicano in particolare che la combinazione di dati sui disturbi correlati all’asse intestino-cervello con informazioni genetiche e di altro tipo potrebbe fornire un approccio efficace per predire queste malattie neurodegenerative.
Precedenti studi hanno dimostrato che i disturbi dell’asse intestino-cervello influenzano il rischio di sviluppare l’Alzheimer e il Parkinson, ma non ne spiegano nel dettaglio la connessione.
Mohammad Shafieinouri del National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland, e i suoi colleghi hanno quindi cercato di individuare modelli che collegassero disturbi correlati all’asse intestino-cervello, fattori genetici e biomarcatori ematici al rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson.
A tal fine, i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 500.000 individui provenienti da tre grandi biobanche: la UK Biobank, la banca dati Secure Anonymized Information Linkage e FinnGen.
Queste biobanche raccolgono e collegano dati sanitari, genetici e clinici su larga scala provenienti da centinaia di migliaia di individui inclusi nello studio.
Asse intestino-cervello e malattie neurodegenerative
I ricercatori hanno identificato specifici disturbi dell’asse intestino-cervello correlati a un aumento del rischio di Alzheimer e Parkinson. Per l’Alzheimer, disturbi come gastrite, gastroenterite e colite sono risultati associati a hazard ratio più elevati anni prima della diagnosi. Per il Parkinson, sono state osservate associazioni con disturbi funzionali intestinali, disturbi della secrezione interna pancreatica e carenze di vitamine del gruppo B.
Questi risultati sono stati confermati in diversi set di dati e intervalli di tempo, dimostrando che il rischio può essere elevato fino a 15 anni prima della diagnosi.
Le analisi genetiche hanno rivelato che le persone con Alzheimer o Parkinson che presentavano anche patologie concomitanti correlate all’asse intestino-cervello spesso erano caratterizzate da un rischio genetico inferiore per la malattia.
Ciò suggerisce che fattori non genetici, inclusi disturbi metabolici e digestivi, potrebbero svolgere un ruolo nello sviluppo della malattia.
Predire la malattia
Ulteriori analisi hanno supportato la rilevanza dell’asse intestino-cervello nella neurodegenerazione. Specifici biomarcatori ematici sono risultati aumentati nei pazienti con Alzheimer o Parkinson, indicando un danno neuronale sottostante. Inoltre, sono stati rilevati livelli alterati di altre proteine nelle persone con patologie metaboliche o digestive concomitanti.
Combinando dati clinici, genetici e di altro tipo, i ricercatori hanno potuto prevedere chi avesse maggiori probabilità di sviluppare l’Alzheimer o il Parkinson. L’età e i biomarcatori molecolari si sono rivelati i più forti predittori di queste malattie neurodegenerative, mentre le caratteristiche cliniche tradizionali hanno contribuito in misura relativamente minore.
«Questo studio mette in luce l’interazione tra i fattori coinvolti nell’asse intestino-cervello e lo sviluppo del morbo di Alzheimer e di Parkinson, favorendo così la messa a punto di terapie mirate e di strategie per la diagnosi precoce», affermano gli autori.
