Circa l’11% dei neonati nasce prematuro e spesso questi bambini sviluppano infezioni come la sepsi, che rappresenta una delle principali cause di morte precoce. Di recente, uno studio clinico condotto su neonati prematuri ha dimostrato che specifici batteri intestinali possono aiutarli a sviluppare un’immunità protettiva e a ridurre il rischio di sepsi.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono dunque che supportare il microbiota intestinale con probiotici mirati potrebbe rappresentare una strategia sicura per prevenire infezioni potenzialmente letali nei neonati prematuri esposti agli antibiotici, che possono alterare il microbiota intestinale in via di sviluppo.
Per studiare la maturazione del microbiota dei singoli neonati e il meccanismo con cui gli antibiotici influenzano questo processo, i ricercatori guidati da Wei Shen della Southern Medical University di Guangzhou, in Cina, hanno analizzato i batteri intestinali di neonati prematuri e a termine provenienti da Cina, Stati Uniti e Regno Unito.
Sviluppo del microbiota
I batteri intestinali più comuni, come Enterococcus, Klebsiella, Escherichia e Staphylococcus, hanno seguito schemi simili nei neonati pretermine e a termine; tuttavia, i singoli neonati hanno mostrato una grande variabilità nella velocità di maturazione del loro microbiota, che è risultata minore nei neonati pretermine. Inoltre, i neonati pretermine nei quali è stata riscontrata una velocità di maturazione maggiore presentavano un microbiota più simile a quello dei neonati a termine.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che una maturazione più lenta del microbiota è associata a una maggiore probabilità di sviluppare sepsi a esordio tardivo. Il lento sviluppo del microbiota è stato anche correlato a un uso prolungato di antibiotici, il che suggerisce un ruolo di questi farmaci nel ritardare la maturazione del microbiota intestinale.
Le analisi statistiche hanno infine dimostrato che la velocità di sviluppo del microbiota è un miglior predittore della sepsi a insorgenza tardiva rispetto alla presenza di specifici batteri e che il ritardo nella crescita del microbiota può spiegare circa un terzo dell’aumento del rischio derivante dall’assunzione di antibiotici.
Mitigazione del rischio
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che batteri come Enterococcus faecium e Limosilactobacillus reuteri, che producono un enzima chiamato DL-endopeptidasi, sono fondamentali per attivare un recettore che potenzia l’attività delle cellule immunitarie protettive.
In modelli murini e in un piccolo studio su neonati, l’integrazione con questi batteri si è dimostrata in grado di potenziare la risposta immunitaria e di ridurre l’infiammazione, suggerendo una potenziale strategia per limitare il rischio di sepsi a insorgenza tardiva.
«I nostri risultati rivelano che lo sviluppo del microbiota intestinale nei neonati pretermine è altamente dinamico. Sebbene gli antibiotici rimangano indispensabili, monitorare lo sviluppo del microbiota e fornire ai neonati un’integrazione mirata potrebbe rappresentare una strategia per mitigare il rischio di sepsi a insorgenza tardiva in questi soggetti fragili» concludono i ricercatori.
