Tumore colon-retto: Fusobacterium nucleatum può “armare” i neutrofili contro il tumore

Il cancro del colon-retto è uno dei tumori più comuni al mondo ed è influenzato da diversi fattori, tra cui il microbiota intestinale. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che nei pazienti con cancro del colon-retto il batterio intestinale Fusobacterium nucleatum può indurre i neutrofili a uccidere le cellule tumorali.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono dunque che la modulazione del microbiota intestinale potrebbe rappresentare una nuova strategia per sfruttare il potenziale citotossico delle cellule immunitarie nel trattamento del cancro del colon-retto.

Studi precedenti hanno dimostrato nei pazienti con questa neoplasia che, sebbene alti livelli di neutrofili di solito siano indice di una migliore sopravvivenza, queste cellule possono sia favorire la crescita dei tumori sia attaccarli, a seconda del contesto. Inoltre, è stato osservato che batteri intestinali come Fusobacterium nucleatum possono favorire lo sviluppo del tumore e attivare i neutrofili, ma non è chiaro quali microbi e quali fattori dell’ospite inducano i neutrofili ad acquisire la capacità di uccidere le cellule tumorali.

Per rispondere a queste domande, Elisa Sorrenti dell’Università della Svizzera Italiana di Bellinzona e i suoi colleghi si sono proposti di indagare come i neutrofili associati al carcinoma del colon-retto siano influenzati dai batteri intestinali e dalla genetica.

Attivazione delle cellule immunitarie

I ricercatori hanno scoperto che, rispetto ai tessuti normali, quelli tumorali producono livelli più elevati di chemochine, che attraggono i neutrofili.

Inoltre, è stato osservato che nei topi affetti da carcinoma del colon-retto i batteri intestinali, in particolare Fusobacterium nucleatum, aumentano la produzione di queste chemochine, mentre altri batteri come Bacteroides fragilis hanno effetti più deboli.

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che, in seguito al contatto con F. nucleatum, i neutrofili coltivati ​​in laboratorio si attivano, cambiano forma, si muovono di più e rilasciano proteine ​​antimicrobiche che potrebbero contribuire ad attaccare le cellule tumorali. Al contrario, l’esposizione a B. fragilis attiva solo debolmente i neutrofili.

Migliore sopravvivenza

Dai dati ottenuti è emerso che l’effetto antitumorale dei neutrofili dipende da un recettore presente sulla loro superficie, chiamato Siglec-14, che attiva specifici pathway immunitari. Inoltre, nei pazienti affetti da cancro del colon-retto, un elevato numero di neutrofili associati al tumore e la presenza di F. nucleatum sono risultati associati a una migliore sopravvivenza.

Infine, è stato osservato che sia la composizione del microbiota intestinale sia la presenza del recettore Siglec-14 possono determinare la capacità dei neutrofili di controllare la crescita del tumore.

«Il nostro studio dimostra che la composizione del microbiota intratumorale e il patrimonio genetico dell’ospite rappresentano fattori critici per l’induzione degli effetti dei neutrofili sulle cellule tumorali. Inoltre, i dati ottenuti suggeriscono la possibilità di utilizzare Siglec-14 come bersaglio terapeutico per lo sviluppo di terapie immunoterapiche innovative che sfruttino il potenziale citotossico dei neutrofili associati al tumore» concludono i ricercatori. 

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