L’acne vulgaris è una malattia infiammatoria multifattoriale dei follicoli pilosebacei, e colpisce circa l’85% delle persone di età compresa tra 12 e 25 anni.
Compare prevalentemente a livello del viso e può dare luogo a sequele quali cicatrici, eritema post infiammatorio e iperpigmentazione.
Nelle recenti linee guida, gli antibiotici orali e l’isotretinoina sono comunemente raccomandati come trattamento di prima linea, ma presentano numerosi effetti collaterali tra cui secchezza delle mucose e antibiotico resistenza.
Per tale motivo un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Dermatological Treatment, per valutare l’utilizzo di terapie alternative come quelle basate sulla regolazione del microbiota intestinale.
Microbioma intestinale e acne vulgaris
Le abitudini alimentari giocano un ruolo non trascurabile nello sviluppo, nella durata e nella gravità dell’acne vulgaris. Una dieta basata sul consumo di alimenti contenenti elevati livelli di acidi grassi omega 3 (ω-3), potrebbe contribuire al miglioramento delle lesioni infiammatorie negli individui con acne, attraverso la mediazione del microbiota intestinale.
Studi precedenti hanno infatti identificato la diminuzione dell’abbondanza di Bifidobacterium, Coprobacillus, Lactobacillus, Clostridia e Clostridiales nell’intestino dei pazienti affetti da acne. L’integrazione di acidi grassi ω-3 ha un ruolo importante nella gestione delle malattie infiammatorie, immunitarie e metaboliche associate alla dieta occidentale; attraverso le sue proprietà prebiotiche, implicate in una varietà di effetti immunologici, metabolici e ormonali,, gli acidi grassi ω-3 potrebbero anche aumentare la diversità del microbiota intestinale e correggere la disbiosi intestinale.
Effetti degli acidi grassi omega-3 sul microbiota intestinale
L’integrazione con acidi grassi ω-3 ha prodotto cambiamenti positivi nella composizione della flora intestinale. È stato osservato un aumento dell’abbondanza di Lactococcus, così come di Coprococcus ed Eubacterium (batteri produttori di acido butirrico).
Il Lactococcus potrebbe prevenire gli effetti dannosi del TNF-α e dell’IFN-γ sulla permeabilità epiteliale, il che si tradurrebbe nella riduzione dell’insorgenza di infiammazioni intestinali. È interessante notare che i sintomi clinici dell’acne potrebbero migliorare dopo aver bevuto bevande fermentate a base di Lactococcus.
Inoltre, sono state riportate associazioni negative di Coprococcus con lipoproteine ricche di trigliceridi (VLDL-TG) e lipoproteine a bassissima densità (VLDL), suggerendo un ruolo degli acidi grassi ω-3 anche nelle dislipidemie associate all’acne.
Metabolismo lipidico e ruolo degli omega-3
Il disturbo del metabolismo lipidico nei pazienti con acne vulgaris è stato confermato da tempo, ed è stato segnalato che tali pazienti mostrano livelli più elevati di colesterolo totale (TC), trigliceridi (TG), colesterolo LDL (LDL-C) e sindrome metabolica (MetS).
Il trattamento con acidi grassi ω-3 sembra essere efficace nel ridurree la concentrazione sierica di TG nei pazienti con acne vulgaris, il che potrebbe essere legato all’effetto degli acidi grassi ω-3 sulla biosintesi dei TG.
Diverse revisioni sistematiche e meta-analisi hanno addirittura suggerito che gli acidi grassi ω-3 potrebbero ridurre il contenuto sierico di TC, oltre a migliorare efficacemente la pressione sanguigna nei pazienti con sindrome metabolica.
Altri studi riportano come l’integrazione di acidi grassi ω-3 durante il trattamento dell’acne potrebbe essere di aiuto nel controllare la dislipidemia indotta dall’isotretinoina.
Acne, iperlipidemia e microbiota intestinale
Il disordine della struttura e della funzione del microbiota intestinale nei pazienti con iperlipidemia potrebbe indurre una risposta immunitaria locale proinfiammatoria, che è accompagnata dalla produzione di adipochine.
Inoltre, i bassi livelli di acetato, butirrato e propionato fecali nell’iperlipidemia erano correlati alla diminuzione dei batteri produttori di SCFA.
Gli SCFA potrebbero agire come un segnale regolatore del metabolismo energetico attraverso l’asse intestino-cervello e la via della proteina chinasi attivata dall’adenosina monofosfato (AMPK), per migliorare la dislipidemia.
Inoltre, l’assorbimento di SCFA da parte del fegato può anche attivare la via AMPK e inibire la sintesi di colesterolo e trigliceridi. Pertanto, è stato ipotizzato che l’effetto terapeutico degli acidi grassi ω-3 sull’acne vulgaris sia dovuto alla riduzione della risposta infiammatoria grazie all’aumento dell’abbondanza di batteri produttori di acido butirrico e alla modulazione del metabolismo dei lipidi.
Conclusioni
Il lavoro condotto dal team cinese ha dimostrato che l’integrazione di acidi grassi ω-3 nella dieta potrebbe alleviare sia l’infiammazione che i comedoni dell’acne da moderata a grave regolando il microbiota intestinale.
Il potenziale meccanismo degli acidi grassi ω-3 nel trattamento di questa malattia è però stato rivelato indirettamente in questo studio, sarebbe pertanto necessario condurre ulteriori indagini per scoprire i meccanismi molecolari con i quali i metaboliti o le proteine microbiche mediati dagli acidi grassi ω-3 interagiscono con l’ospite per migliorare l’acne vulgaris.
