Psoriasi: nuove prospettive terapeutiche microbiome based

Nuove e robuste evidenze sul ruolo di specifici microrganismi nel contesto della psoriasi.
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Psoriasi: nuove prospettive terapeutiche microbiome based

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Stato dell'arte

La psoriasi è una malattia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo e che presenta una patogenesi complessa in cui il ruolo del microbioma cutaneo è ancora oggetto di studio. Diversi dati in letteratura hanno riportato risultati contrastanti relativi all’associazione tra microbioma e psoriasi, queste discrepanze sono verosimilmente dovute a variazioni nei metodi di campionamento e analisi. Un’analisi uniforme dei dati potrebbe risolvere tali discrepanze, identificando associazioni più robuste.

Cosa aggiunge questa ricerca

Lo studio statunitense, tramite una metanalisi di tutti i datasets ad oggi disponibili e utilizzando un protocollo bioinformatico uniforme, ha approfondito ulteriormente il legame tra psoriasi e microbioma cutaneo.

Conclusioni

I risultati dello studio hanno rilevato e confermato l’associazione tra alcuni taxa batterici e la psoriasi. I dati del lavoro evidenziano come le alterazioni del microbioma possono essere associate alla patogenesi della psoriasi, ciò suggerisce nuovi potenziali target terapeutici.

In questo articolo

La psoriasi colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Le cause di questa patologia sono molteplici (eziologia multifattoriale) e il microbioma cutaneo sembra avere un ruolo rilevante.

La letteratura scientifica ha identificato profili distinti del microbioma cutaneo associati alle lesioni psoriasiche; tuttavia, le differenze nel modo in cui i campioni venivano prelevati e analizzati limitano l’accuratezza delle conclusioni.

Un metodo comune per identificare i taxa dei microrganismi presenti nel microbioma è il sequenziamento dell’amplicone dell’RNA ribosomiale 16S (16S rRNA). Sebbene molti studi sul microbioma psoriasico abbiano utilizzato questo metodo di sequenziamento, le analisi presentavano variazioni nei seguenti parametri:

  • localizzazione della specifica regione analizzata all’interno dell’amplicone 16S; 
  • combinazioni di primer utilizzate;
  • kit di estrazione batterica impiegati; 
  • piattaforme di sequenziamento usate;
  • procedure e impostazioni bioinformatiche utilizzate.

La variabilità in questi parametri ha probabilmente contribuito ai risultati disomogenei presenti nei diversi studi pubblicati su questo argomento. Nella letteratura scientifica, infatti, manca una uniformità relativa ai dati mostrati; al contrario, i risultati provenienti da diversi lavori hanno identificato differenti taxa batterici tra quelli significativamente più abbondanti in caso di lesioni psoriasiche.

Un recente studio statunitense, pubblicato sulla rivista JID Innovations, ha condotto una metanalisi di tutti i set di dati disponibili, usando un protocollo bioinformatico e un database di riferimento uniformi al fine di standardizzare al meglio i risultati, così da generare robuste correlazioni tra il microbioma cutaneo e la psoriasi.

Analisi dei dati e risultati

L’analisi effettuata da Chan et al. ha mostrato che la composizione del microbioma cutaneo è significativamente diversa tra pazienti con psoriasi e pazienti sani. 

Inoltre, lo studio ha confermato il dato secondo il quale i siti cutanei psoriasici presentano una maggiore eterogeneità (secondo l’indice di diversità alfa di Shannon) rispetto a quanto può essere osservato per la cute sana. 

Altresì, l’analisi ha evidenziato che le porzioni della cute con lesioni, che presentavano punteggi PASI più alti, avevano anche una maggiore diversità alfa di Shannon, suggerendo che una maggiore eterogeneità batterica (con una possibile perdita di stabilità del microbioma) è associata alla progressione della malattia.

Taxa batterici associati alla psoriasi

Studi precedentemente pubblicati hanno mostrato che Staphylococcus aureus colonizza le lesioni di più della metà dei pazienti psoriasici (fino al 60%).  La metanalisi, in particolare, ha rilevato che S. aureus e Staphylococcus caprae sono associati a tamponi cutanei di pazienti con psoriasi, mentre Staphylococcus warneri è associato ai tamponi dei pazienti sani; ciò sottolinea l’importanza di poter effettuare analisi che presentino una risoluzione tassonomica a livello di specie. 

Inoltre, è stato osservato un progressivo aumento nell’abbondanza delle specie S. aureus e Corynebacterium simulans passando dai campioni di pazienti sani a quelli di pazienti psoriasici senza lesioni cutanee fino a campioni di pazienti con lesioni psoriasiche. Al contrario, è stato osservato un decremento progressivo della specie Cutibacterium acnes, presente più abbondantemente nei tamponi cutanei degli individui sani.

Microbioma e punteggio PASI

Lo studio di Chan et al. ha analizzato l’abbondanza di alcune specie tenendo in considerazione lo score Psoriasis Area Severity Index (PASI). 

Dai risultati è emerso che, sia nei campioni di pazienti con lesioni psoriasiche sia in quelli di pazienti psoriasici senza lesioni cutanee, S. aureus e C. simulans erano associati a punteggi PASI più alti, mentre C. acnes era associato a punteggi PASI più bassi. 

Questi risultati supportano ulteriormente l’idea che modifiche nel microbioma possano essere associate a progressione della malattia psoriasica e possano contribuire alla sua patogenesi

Conclusioni 

Questo studio contribuisce a colmare le carenze nella comprensione della relazione tra microbioma cutaneo e psoriasi. 

L’identificazione di specifiche specie batteriche associate alla malattia apre la strada a nuove potenziali strategie terapeutiche volte a ripristinare l’equilibrio microbico cutaneo e migliorare, così, i risultati clinici dei pazienti affetti da psoriasi.

Andrea Torrisi

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