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Mibioc: al via il primo congresso internazionale sul microbioma in oncologia

All’Istituto tumori di Milano il primo congresso internazionale Mibioc – The way of the microbiota in cancer (21-22 novembre).
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Mibioc: al via il primo congresso internazionale sul microbioma in oncologia

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Inizia il 21 novembre il primo congresso internazionale Mibioc – The way of the microbiota in cancer e si svolgerà all’Istituto tumori di Milano. Nella due giorni dell’evento, 21 e 22 novembre, esperti di tutto il mondo discuteranno le più recenti ricerche sul microbioma in oncologia e apriranno un confronto sulle prospettive della ricerca in questo interessante ambito.

«Si è sempre pensato che ci fosse una correlazione tra la “flora batterica”, e quindi il microbiota, e il nostro organismo: oggi grazie allo studio di comunità microbiche, cioè la metagenomica, sappiamo che la popolazione batterica svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dello stato di salute dell’organismo ospitante» spiega Riccardo Valdagni, Presidente di Mibioc e Direttore S.C. Radioterapia Oncologica 1 e Direttore Programma Prostata, Istituto dei Tumori di Milano.

«Gli studi sul microbiota in ambito oncologico» puntualizza Valdagni «sono molto recenti, il primo risale al 2009 e da allora ne sono stati condotti 4.000, dei quali il 50% sono studi preclinici, pochissimi ancora gli studi clinici. Tuttavia ci sono dei solidi indizi che ci spingono ad approfondire l’argomento e che ci auguriamo possano portare verso mete importanti».

L’intervista completa a Riccardo Valdagni.

«Studiare il microbiota vuol dire valutare come un meta-organismo formato da cellule umane e microbi commensali che vivono nel nostro corpo – anche un 1,5 kg solo nel nostro intestino – sia in grado di interagire con alcuni aspetti della nostra vita e possa anche essere modificato dalla vita stessa, soprattutto attraverso interventi che abbiano l’obbiettivo di modulare l’efficacia delle terapie contro il cancro» precisa Giovanni Apolone, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori.

Due i filoni più “caldi”: da un lato la possibilità di modificare la risposta terapeutica ai farmaci immunoncologici intervenendo sul microbiota intestinale, dall’altro la necessità di ridurre l’impatto degli eventi avversi correlati alle radio e chemioterapie, modulando il microbiota.

Il programma completo si può scaricare qui

Redazione

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