I disturbi autoimmuni insorgono in genere quando gli anticorpi riconoscono erroneamente le cellule sane del corpo come antigeni estranei. Nuove ricerche dimostrano che alcuni batteri intestinali possono alterare alcune delle proteine proprie dell’organismo a tal punto da renderle irriconoscibili.
I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, rivelano in particolare come specifici batteri intestinali possano contribuire allo sviluppo della nefropatia da IgA, una malattia autoimmune che si verifica quando questi anticorpi, che in genere combattono i germi, si accumulano nei reni, danneggiandoli.
Precedenti studi hanno dimostrato che alcuni batteri possono modificare le immunoglobuline, ma non è ancora chiaro come il microbiota intestinale influenzi la nefropatia da IgA.
Per stabilire un nesso causale tra microbi intestinali e questa condizione, Patrick Gleeson della Université Paris Cité e i suoi colleghi hanno analizzato campioni di feci prelevati da 118 persone, 33 delle quali affette da nefropatia da IgA.
Il ruolo di Akkermansia muciniphila
Il microbiota intestinale dei pazienti affetti da nefropatia da IgA presentava, rispetto alle persone senza questa condizione, una maggiore abbondanza di specie batteriche che degradano la mucina, tra cui Akkermansia muciniphila.
Inoltre, i ricercatori hanno osservato che nelle cellule coltivate in vitro e nei topi, A. muciniphila è in grado di modificare le IgA rimuovendo le molecole di zucchero dalla superficie degli anticorpi.
Le IgA modificate hanno quindi attraversato il rivestimento dell’intestino e sono entrate nel flusso sanguigno, migrando infine verso i reni.
Il processo di rimozione degli zuccheri dalle IgA rende questi anticorpi irriconoscibili dal sistema immunitario.
Effetto protettivo
Dopo essere stati colonizzati da A. muciniphila, i topi che esprimevano le IgA umane hanno sviluppato la nefropatia da IgA.
Il trattamento degli animali con peptidi antimicrobici chiamati α-defensine ha ridotto la crescita di A. muciniphila. Tuttavia, i ricercatori non hanno osservato questi effetti protettivi nei campioni di feci dei pazienti.
«Questi risultati supportano per la prima volta l’ipotesi che una glicoproteina umana secreta venga modificata dai batteri nel lume intestinale prima di reintegrarsi nell’ospite, dove non è più riconoscibile come sé stessa», affermano gli autori.
In futuro saranno necessari ulteriori studi per comprendere l’interazione tra A. muciniphila e le IgA negli esseri umani. Non è inoltre chiaro cosa induca i microbi a rimuovere gli zuccheri dalla superficie degli anticorpi nell’intestino e se altri microbi oltre ad A. muciniphila possano essere coinvolti in questo processo.
