Alzheimer: studio italiano individua probiotici che potrebbero rallentare la progressione

17 luglio 2017

Università di Camerino – Camerino (Italia) STUDIO ORIGINALE

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Risultati promettenti per la lotta contro la malattia di Alzheimer in uno studio condotto dall’Università di Camerino, pubblicata recentemente su Scientific Reports.

I ricercatori dell’ateneo marchigiano hanno sperimentato su un gruppo di topi una terapia a base di SLAB51, una formulazione di probiotici contenente ​Lactobacillus e Bifidobacterium, evidenziando netti miglioramenti sia dal punto di vista cognitivo, sia fisiologico.

I risultati dello studio ribadiscono l’importanza del cosiddetto “asse intestino-cervello” e la complessa relazione che sussiste fra il microbioma intestinale e il sistema nervoso.

La batterioterapia orale sta velocemente diventando una pratica clinica riconosciuta per una varietà di patologie. Gli effetti benefici delle cure probiotiche sono stati documentati sia per malattie tipiche dell’apparato digestivo, sia per quelle che colpiscono il sistema nervoso come per esempio la sclerosi multipla.

I probiotici, oltre a mantenere l’equilibrio del microbioma intestinale, hanno effetti positivi anche attraverso i sottoprodotti della loro attività come gli acidi grassi a catena corta.

Alzheimer: probiotici migliorano le facoltà cognitive

In questo studio, i ricercatori di Camerino hanno sperimentato per quattro mesi la terapia probiotica su un gruppo di roditori, comparandone gli effetti con un gruppo di controllo equivalente.

Gli effetti benefici della cura probiotica si sono manifestati già dopo 12 settimane di terapia: rispetto al gruppo di controllo, i roditori trattati con i probiotici hanno registrato netti miglioramenti nelle loro facoltà cognitive.

I risultati dei test comportamentali sono stati confermati dalle analisi di laboratorio, che hanno evidenziato una diminuzione del numero di placche amiloidi, il segno di riconoscimento principale della malattia di Alzheimer.

Tale diminuzione sarebbe supportata da altri effetti evidenziati dalla cura probiotica, in particolare il miglioramento dei processi di proteolisi, fondamentali per la disgregazione degli accumuli di proteina beta-amiloide. È stata inoltre rilevato un aumento nella concentrazione di alcuni ormoni intestinali (grelina, leptina, GLP-1 e GIP) che hanno un ruolo benefico sulle funzioni di memoria e apprendimento nel sistema nervoso.

In conclusione, secondo i ricercatori, la modulazione del microbioma intestinale influenzerebbe alcuni processi chiave che ritarderebbero la progressione della patologia.

L’azione dei probiotici sugli ormoni intestinali e sui processi di proteolisi, scrivono gli scienziati, «diminuisce il carico di beta-amiloide e migliora le funzioni cognitive, il che dimostra un ruolo nella prevenzione e nel trattamento della malattia di Alzheimer».

Davide Soldati

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