Asse intestino-cervello: le fibre dei cereali riducono gli effetti negativi della dieta occidentale

CONDIVIDI →
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Asse intestino-cervello: le fibre dei cereali riducono gli effetti negativi della dieta occidentale

CONDIVIDI →
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Stato dell’arte
La dieta occidentale ha mostrato di essere coinvolta in moltissimi disturbi e patologie, da quelle metaboliche alle disfunzioni cognitive. Ed è proprio nel contesto delle disfunzioni cognitive che un’abbondante assunzione di fibre ha invece registrato benefici. Come questo avvenga rimane da approfondire.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di valutare gli effetti del β-glucano, la principale fibra solubile contenuta nei cereali, sull’asse intestino-cervello di modelli murini con obesità indotta da dieta in stile occidentale. Particolare attenzione è stata posta alle funzionalità cognitive.

Conclusioni
Un prolungato supplemento di β-glucano ha contrastato il declino cognitivo indotto dalla dieta. Miglioramenti sono stati registrati anche nel profilo infiammatorio e morfologico cerebrale, oltre che intestinale. Modifiche anche nel microbiota con aumento di Bacteroidetes ne supportano un coinvolgimento positivo a livello centrale.


I β-glucani possono migliorare il declino cognitivo indotto da una dieta occidentale, grazie alla comunicazione bidirezionale dell’asse intestino-cervello. È quanto si può riassumere dal lavoro di Hongli Shi e colleghi della Xuzhou Medical University (Cina), di recente pubblicato su Microbiome.

Grassi e zuccheri: gli effetti sul cervello e non solo

La dieta occidentale, ricca in grassi e zuccheri, ma povera di fibre, si sa essere coinvolta in svariati disturbi o vere e proprie patologie.

Disfunzioni metaboliche e/o cardiocircolatorie, lo sviluppo di processi infiammatori sono solo alcuni esempi. All’elenco sono state aggiunte, più di recente, anche malattie neurodegenerative o alterazione delle funzionalità cognitive.

Su che base? L’asse intestino-cervello. Il suo differenziato ruolo sulla salute dell’ospite infatti non solo sta suscitando sempre maggiore interesse, ma sta anche raccogliendo un numero crescente di evidenze a sostegno di questa sua fondamentale importanza. Il panorama è però complicato e necessita di ulteriori approfondimenti.

Lo studio sul beta glucano e il declino cognitivo

A tal proposito, i ricercatori hanno valutato gli effetti di un supplemento a lungo termine (15 settimane) di β-glucano in modelli murini ai quali è stata indotta obesità con dieta simil-occidentale, correlando le performance cognitive, batteriche e metaboliche.

Il β-glucano ha mostrato forte benefici nel migliorare l’asse intestino-cervello. Modelli non obesi od obesi ma senza il supplemento prebiotico sono stati utilizzati come controlli. Ecco cosa ne è emerso.

Partendo con la valutazione cognitiva attraverso opportuni test comportamentali e la situazione cerebrale di base si è visto come, rispetto al gruppo di controllo , il gruppo con il supplemento di β-glucano:

  • ha significativamente migliorato la memoria di riconoscimento spaziale e l’attitudine alla esplorazione di nuovi oggetti
  • ha mostrato una maggiore capacità di costruire il nido suggerendo migliori abilità organizzative
  • l’attivazione delle microglia, cellule implicate nella neuro-infiammazione, ha registrato una riduzione comprovata dall’espressione del marcatore Iba1 e dalla valutazione della loro morfologia
  • ha mostrato una riduzione nel processo infiammatorio con la prevenzione dell’up-regolazione di mediatori quali TNF-α, IL-1β, e IL-6 a livello ippocampale
  • è diminuita anche l’attività di PTP1B, mediatore di segnale infiammatorio e bloccante di quello insulinico
  • le trasmissioni sinaptiche hanno mostrato un’accelerazione, supportando una migliore risposta agli stimoli. Diminuita è infatti risultata la degradazione di SYN (sinaptofisina) e PSD95 (proteina postsinaptica)

Passando poi a livello intestinale, il supplemento prebiotico ha mostrato di sostenere l’integrità della barriera e, nello specifico, di:

  • aumentare lo spessore mucosale nel colon e la sua abilità di fronteggiare le infezioni batteriche
  • incrementare l’espressione di proteine di giunzione stretta (occludina e ZO-1) riducendo di contro i livelli sierici di LPS
  • prevenire l’attivazione di TNF-α, IL-1β, e IL-6
  • migliorare l’accorciamento del colon indotto dalla dieta occidentale

Per quanto riguarda invece gli effetti sul microbiota:

  • la dieta occidentale ne ha ridotto significativamente l’alpha-diversità. Valori simili sono invece stati registrati tra il gruppo controllo non obeso e con supplemento
  • la dieta ha indotto un decremento di Bacteroidetes (classe Bacteroidia, ordine Bacteroidale, famiglia S24-7) contrapposto a un aumento di Proteobacteria, situazione riportata a valori fisiologici invece da β-glucano. Prevenuto anche l’aumento di Firmicutes
  • il consumo del prebiotico ha mostrato un’associazione con 12 funzionalità metaboliche tra cui la crescita cellulare, la sintesi proteica, la degradazione di xenobioti, l’adattamento ambientale e patologie neurodegenerative.

Gli effetti sul microbiota sembrerebbero poi preventivi, avvenendo infatti prima dei cambiamenti cognitivi. La somministrazione per soli sette giorni del probiotico non ha prodotto alterazioni ai test comportamentali ma, di contro, ha fatto registrare già effetti sul profilo batterico.

Il miglioramento cognitivo non è stato invece mostrato in modelli privati della popolazione batterica tramite terapia antibiotica, supportando la relazione di causalità.

Conclusioni

Questo studio dimostra quindi come il consumo di β-glucano abbia risultati positivi sul microbiota e, di riflesso, sulle funzionalità cognitive contrastando gli effetti di una dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri come quella occidentale. Implementato nella dieta sarebbe quindi un ottimo alleato nella lotta all’obesità e alle patologie ad esse correlate. Trattandosi tuttavia di uno studio in vivo, ulteriori ricerche sono necessarie.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora dottoranda in Scienze Farmaceutiche presso l’Univ. degli Studi di Milano.

Potrebbe interessarti