Declino cognitivo: il trapianto di microbiota potrebbe rallentare l’invecchiamento cerebrale

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Declino cognitivo: il trapianto di microbiota potrebbe rallentare l’invecchiamento cerebrale

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Stato dell’arte
Diversi studi hanno dimostrato il ruolo del microbiota intestinale nell’immunità, nel metabolismo e nella salute cerebrale. Ma sappiamo ancora poco sul suo ruolo nell’invecchiamento cerebrale.

Cosa aggiunge questa ricerca
In seguito al trapianto di microbiota intestinale da topi giovani a topi più anziani, i ricercatori hanno osservato che la composizione del microbiota, l’ippocampo dei riceventi e le funzioni cognitive sono diventate simili a quelli dei topi donatori.

Conclusioni
Sono stati identificati specifici batteri intestinali che potrebbero contribuire al declino cognitivo dal momento che sono in grado di innescare nell’ippocampo processi infiammatori e deficit I risultati suggeriscono che il microbiota intestinale potrebbe rappresentare un target per il trattamento del declino cognitivo associato all’invecchiamento.

Diversi studi hanno dimostrato che i batteri intestinali sono in grado di regolare una serie di processi biologici molto ampia, dall’immunità alla salute del cervello. Una nuova ricerca mostra che il trapianto di microbiota intestinale da topi giovani a topi anziani può rallentare specifici cambiamenti cerebrali normalmente associati all’invecchiamento.

I risultati, pubblicati su Nature Aging, suggeriscono che il microbiota intestinale potrebbe quindi rappresentare un target per il trattamento del declino cognitivo associato all’invecchiamento.

Asse intestino cervello

Nell’ultimo decennio è emerso il ruolo del microbiota intestinale come regolatore chiave dell’immunità, del metabolismo e della salute cerebrale dell’ospite. Tuttavia al momento non è ancora chiaro se e in che misura i microbi che vivono nell’intestino siano in grado di rallentare l’invecchiamento cerebrale.

«L’invecchiamento innesca cambiamenti metabolici e immunitari che portano ad alterazioni della funzione cerebrale, compresi deficit cognitivi associati all’ippocampo. In parallelo, la composizione del microbiota intestinale subisce variazioni correlate ai cambiamenti nella fragilità e nelle capacità cognitive dell’ospite», spiegano i ricercatori.

Per valutare se un microbiota “giovane” trapiantato in soggetti anziani possa rallentare la comparsa dei segni dell’invecchiamento, John Cryan dell’University College Cork e i suoi colleghi hanno trasferito il microbiota intestinale di topi più o meno giovani in topi riceventi anziani.

I risultati dello studio

In seguito al trapianto di microbiota intestinale da topi giovani a topi anziani, i ricercatori hanno osservato che sia la composizione del microbiota sia l’ippocampo sono diventati più simili a quelli dei topi “donatori”. 

Inoltre, i ricercatori hanno osservato che i trapianti fecali da topi giovani migliorano i cambiamenti nel sistema immunitario tipicamente associati all’invecchiamento e il comportamento dei roditori, che hanno anche ottenuto risultati migliori nei test che misurano l’apprendimento, la memoria e l’ansia rispetto ai topi che hanno ricevuto il trapianto fecale da roditori anziani.

«Questa nuova ricerca rappresenta un potenziale punto di svolta, poiché siamo riusciti a dimostrare la capacità del microbiota di ralletare il deterioramento del cervello legato all’età e di migliorare le capacità di apprendimento e la funzione cognitiva», afferma John Cryan.

Metaboliti batterici che rallentano il declino cognitivo

Successivamente, i ricercatori hanno osservato che i livelli di vitamina A, del neurotrasmettitore GABA e di 35 metaboliti (la maggior parte dei quali è coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi e in altri processi essenziali per il corretto funzionamento del cervello) sono stati ripristinati nei topi anziani in seguito al trapianto di microbiota fecale da topi giovani.

Inoltre, è stato dimostrato che l’integrazione di vitamina A ripristina la composizione del microbiota intestinale e migliora i deficit di memoria indotti da diete ricche di grassi e zuccheri. È stato quindi ipotizzato che queste molecole, che sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, siano responsabili dell’inversione dei segni dell’invecchiamento cerebrale.

Conclusioni

I risultati ottenuti evidenziano il potenziale del microbiota intestinale come target terapeutico per la promozione di un invecchiamento sano

«Tuttavia – precisa John Cryan – saranno necessari ulteriori studi per poter traslare nell’uomo questi risultati e per capire come specifici batteri intestinali o i loro metaboliti possano portare agli effetti benefici osservati nei topi».

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente in Massachusetts, USA. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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