Microbiota eucariotico alterato nei pazienti affetti da Parkinson

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Microbiota eucariotico alterato nei pazienti affetti da Parkinson

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Stato dell’arte
Il Parkinson è una delle malattie neurodegenerative più frequenti e non ancora curabile. I sintomi gastrointestinali (costipazione e alterata motilità intestinale), sembrano precedere la più classica sintomatologia motoria, suggerendo un interessamento del microbiota intestinale..

Cosa aggiunge questa ricerca
In questo studio è stato approfondito il profilo dei microrganismi eucarioti intestinali, componente meno studiata del microbiota, in pazienti con Parkinson vs controlli sani
.

Conclusioni
Nei pazienti con Parkinson risulta alterato non solo il profilo batterico, ma anche quello eucariotico con differenze in termini di abbondanza e diversità.

Nei pazienti con Parkinson il profilo del microbiota intestinale risulta alterato non soltanto per quanto riguarda la componente batterica, ma anche in quella eucariotica. 

Diversa è infatti la diversità e l’abbondanza, per esempio, del genere Geotrichum, supportando l’ipotesi di un coinvolgimento anche di questi microrganismi finora poco studiati nello sviluppo e progressione di malattia.

È quanto conclude lo studio di Severin Weis e colleghi della Furtwangen University di Villingen-Schwenningen (Germania) pubblicato sulla rivista Npj Parkinson’s Disease

Parkinson e intestino

Nonostante il morbo di Parkinson (PD, Parkinson Disease) rappresenti la seconda patologia neurodegenerativa in ordine di frequenza nella popolazione, non è ad oggi disponibile alcuna terapia per una sua cura. 

Ai classici sintomi di deficit motorio, si accompagnano spesso anche quelli gastrointestinali, che in molti casi anticipano la manifestazione della malattia. 

Costipazione e/o alterata motilità intestinale si associano in genera a un’alterazione della componente batterica intestinale, già confermata da più studi. 

Il microbiota non è però composto soltanto da batteri. Ci sono anche archea, virus e vari taxa eucarioti ai quali è stata riservata minor attenzione dalla ricerca. 

Con lo scopo di approfondire l’eventuale contributo di microrganismi eucarioti nel Parkinson, in questo lavoro ne è stato quindi confrontato il profilo in pazienti (n=18) vs controlli sani (n=18) evidenziando quanto di seguito riportato. 

Il microbiota eucariotico dei pazienti con Parkinson

Le quasi 500mila sequenze di RNA (18S rRNA) individuate sono state raggruppate in 7 taxa, 122 generi, 95 famiglie e 24 ordini. 

Paragonando le caratteristiche nei due gruppi è stato poi visto come:

  • la diversità espressa come alpha-diversity è significativamente inferiore nei soggetti affetti da morbo di Parkinson;
  • differenze anche in termini di beta-diversity tra pazienti trattati con entacapone o L-dopa vs controlli; 
  • i generi Aspergillus, Cercomonas, Heteromita, tre non noti generi del phylum Charophyta, l’ordine Chromulinales e la classe Opisthokonta hanno mostrato un’abbondanza notevolmente inferiore nei pazienti;
  • di contro, il genere Geotrichum è risultato maggiormente espresso nei pazienti;
  • l’assegnazione tassonomica ha mostrato un’analogia di sequenza tra i generi eucarioti Geotrichum, Aspergillus, Cercomonas e Heteromita rispettivamente con i ceppi Geotrichum candidum, Penicillium roqueforti, Paracercomonas sp. e Cercozoa sp. B134
  • 12 ASV (amplicon sequence variants) associate a Geotrichum candidatum hanno mostrato differenza significativa tra i pazienti e controlli;
  • pazienti trattati con L-dopa (ed entacapone) hanno mostrato anche la maggiore abbondanza di Geotrichum. Non significativa invece la differenza tra pazienti sotto altre terapie e controlli per la sua abbondanza;
  • nonostante diversi livelli di calprotectina (marcatore di infiammazione) per alcuni pazienti ciò non si è tradotto in una differenza in termini batterici rispetto ai controlli.

Conclusioni

I campioni fecali di pazienti con morbo di Parkinson hanno dimostrato non solo una comunità batterica alterata, ma anche quella eucariotica con, in particolare, una minore diversità e, di contro, una maggiore abbondanza del fungo Goetrichum

Ulteriori studi con un maggior numero di pazienti e analisi più approfondite sono tuttavia necessari al fine di poter includere anche questi microorganismi nei possibii target di terapia per pazienti con Parkinson.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora dottoranda in Scienze Farmaceutiche presso l’Univ. degli Studi di Milano.

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