Il trapianto di microbiota fecale è una procedura che serve a trattare alcune patologie associate uno stato di disbiosi intestinale. Attualmente è possibile effettuare questo tipo di infusione soltanto in pazienti affetti da infezione da Clostridium difficile e con un preparato “a fresco“, termine con il quale si intende che il donatore, il giorno dell’infusione da effettuare sul ricevente, consegna il proprio campione fecale in laboratorio dove si procede subito al trattamento per la successiva infusione al paziente. Il prodotto congelato, invece, è utilizzabile soltanto a fini di ricerca scientifica.

La preparazione di un’infusione di trapianto fecale non è esente da problemi. Infatti, a livello microbiologico, è essenziale garantire un preparato ottimale e sicuro, privo di patogeni.

Nell’ambito di questa procedura – ci spiega Luca Masucci, microbiologo presso il Policlinico Gemelli di Roma – «il laboratorio di microbiologia è particolarmente coinvolto perché la sicurezza dell’infusione dipende dall’assenza di patogeni trasmissibili al potenziale ricevente. Lo stesso giorno della consegna del campione, il donatore viene sottoposto a uno screening che consta di metodiche molecolari in grado di individuare 25 analiti patogeni.»

Non solo Clostridium difficile: «in futuro – conclude Masucci – nel nostro centro verrà effettuato uno studio di applicazione del trapianto fecale nella SLA grazie a una collaborazione tra microbiologi e specialisti multidisciplinari.»

Intervista realizzata durante il 47° congresso nazionale della Società Italiana di Microbiologia.