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Candida albicans: positivi i primi test su due nuovi probiotici

Due lattobacilli probiotici, contrastando Candida albicans, sono utili nel prevenire o nel trattare la candidosi vulvovaginale.
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Candida albicans: positivi i primi test su due nuovi probiotici

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Lactobacillus fermetum MG901 e Lactobacillus plantarum MG989, contrastando la proliferazione di Candida albicans, sono utili nel prevenire o nel trattare in particolar modo episodi di candidosi vulvovaginale, una delle infezioni femminili più diffuse assieme alla vaginosi batterica.

È quanto dimostra lo studio condotto da Chan-Ho Kang e colleghi, recentemente pubblicato sulla rivista European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology.

C. Albicans è un fungo saprofita commensale al quale ricondurre circa il 90% dei casi di candidosi vulvovaginali (CVV) di norma trattati con prodotti antifungini per via orale o topica nonostante comportino, soprattutto se il loro uso è ricorrente, il progressivo sviluppo di ceppi non-Albicans resistenti aumentando quindi il numero di specie correlate all’infezione CVV.

Leggi anche: Probiotici orali e vaginali, quali caratteristiche devono avere?

Una valida alternativa potrebbe tuttavia essere offerta dai probiotici. Recentemente si è infatti scoperto come la somministrazione di varie specie di lactobacilli dopo un trattamento antibiotico sia in grado di ripristinare la normale flora batterica vaginale e di prevenire infezioni urinarie ricorrenti.

I lactobacilli in particolare hanno dimostrato di rivestire un ruolo importante per la nostra salute soprattutto a livello del tratto gastrointestinale, urinario e vaginale grazie alla loro capacità di produrre sostanze inibitorie come l’acido lattico e battericide proteggendo l’ospite da infezioni o dall’insediamento di microorganismi esterni.

Da precedenti studi inoltre si è visto come proprio i lactobacilli siano in grado anche di modulare il microbiota vaginale competendo con altri microorganismi per l’adesione alle cellule epiteliali, sostituendo il biofilm patogeno e inibendone la crescita.

Sulla base di queste evidenze, i ricercatori coreani (MEDIOGEN, Co., Seoul & Inha University, Incheon) hanno perciò voluto verificare in vitro le proprietà anti-Candida dei probiotici Lactobacillus fermetum MG901 e Lactobacillus plantarum MG989.

Per fare ciò sono stati isolati i due batteri dal tratto vaginale di donne sane e successivamente messi in coltura e testati su cellule HT-29 in quanto le maggiori rappresentanti del fenotipo cellulare della mucosa intestinale umana.

Per valutare al meglio le potenzialità dei probiotici nel ridurre la conta di C. albicans sono stati previsti tre differenti piani di intervento basati rispettivamente sulla co-coltura del fungo in questione con il CFS (cell free supernatant) di L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 in rapporto 1:1, con il mix di cellule di L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 sempre in rapporto 1:1 e infine con la combinazione di mistura cellulare e CFS in rapporto 1:1:1:1:1. Come controllo è invece stata prevista la coltura singola C. Albicans.

Ecco dunque i risultati ottenuti.

L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 contrastano la proliferazione di C. Albicans

A 20 ore dall’incubazione cellulare secondo lo schema precedentemente descritto si è visto che la popolazione di C. Albicans:

  • In monocoltura ha raggiunto una concentrazione di 5.3×106 CFU/ml
  • In co-coltura con CFS è scesa a 3.7×105 CFU/ml
  • In co-coltura con la mistura cellulare si è mostrata pari a 1.2×104 CFU/ml
  • In co-coltura sia con CFS che con la mistura cellulare ha registrato un ulteriore decremento toccando la concentrazione di 4.5×103 CFU/ml

L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 sopravvivono alle condizioni acide dello stomaco riducendo il rischio di tossicità da sali biliari

Affinché un probiotico sia efficace è importante che rispetti anche alcune caratteristiche chimico-fisiche e tecnologiche ovvero essere in grado di proliferare all’interno di un medium di fermentazione, di sopravvivere durante tutto il processo di formulazione, di rimane attivo durante lo stoccaggio ma soprattutto di resistere alle condizioni avverse del tratto gastrointestinale per arrivare intatto alla sede di attività. I ricercatori hanno perciò valutato il comportamento dei due probiotici al pH acido dello stomaco.

L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 hanno dimostrato di sopravvivere senza particolari problemi a un pH di 3 e 4 e di resistere fino a 3 ore a valori di pH pari a 2.

Buona resistenza è stata inoltre dimostrata nei confronti degli enzimi pancreatici con sopravvivenza a pH di 7 e 8.

Ulteriori test di persistenza nell’organismo sono stati condotti anche in vivo su modelli murini BALB/c. A 6 giorni dalla loro somministrazione L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 sono stati riscontrati nelle feci dimostrando di poter esser somministrati, nell’ottica di una terapia nell’uomo, anche una volta a settimana.

Sempre nel contesto gastrico, gli acidi biliari sono prodotti fisiologicamente dal colesterolo e rivestono un ruolo importante anche nel mantenere l’omeostasi batterica. La produzione di idrolasi per i sali biliari proprio da parte di alcuni ceppi è altresì fondamentale nel ridurre il rischio di tossicità. A tal proposito sia L. fermetum MG901 che L. plantarum MG989 hanno dimostrato di produrre tali enzimi.

L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 presentano buoni livelli di idrofobicità e adesione cellulare

L’idrofobicità cellulare dei due probiotici, specchio della loro capacità di adesione cellulare, è stata valutata attraverso l’utilizzo separato di tre solventi (esadecano, cloroformio ed etil-acetato). I valori maggiori per entrambi sono stati ottenuti in presenza di cloroformio raggiungendo in media un 60% di idrofobicità cellulare, seguiti da un 45% circa con etil-acetato e di circa 20% per esadecano.

La capacità di adesione alle cellule HT-29 è stata invece testata andando a comparare i due probiotici con un ceppo batterico commerciale, E. coli KCCM20220.

L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 hanno mostrato valori di adesione rispettivamente di 97.24 +/- 0.60% e 99.74 +/- 0.01% mentre il patogeno E. coli del 79.53 +/- 2.35%.

In conclusione dunque, sulla base di questo studio possiamo affermare che L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 hanno dimostrato:

  • Buona capacità di inibire la proliferazione di C. albicans in vitro
  • Buona sopravvivenza nell’ambiente gastrointestinale
  • Persistenza nell’organismo fino a 6 giorni
  • Buon profilo di idrofobicità e adesione cellulare

Probiotici a base di lactobacilli dunque, L. fermetum MG901 e L. plantarum MG989 in questo caso, presentano tutte le potenzialità necessarie per essere ottimi candidati nel trattamento e nella prevenzione di infezioni causate in particolar modo da C. albicans.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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