Dieta in gravidanza: studio indaga gli effetti sul microbiota intestinale del neonato

5 luglio 2018

Geisel School of Medicine at Dartmouth, Hanover, NH (studio originale)

La dieta seguita dalla madre durante la gravidanza è in grado di influenzare la composizione del microbiota intestinale del bambino in relazione anche alla modalità di nascita, ossia parto naturale o cesareo.

È quanto conclude lo studio di Sara N. Lundgren e colleghi, pubblicato oggi sulla rivista Microbiome.

Numerosi studi hanno confermato come sia fondamentale il contributo materno, compresi alimentazione durante la gravidanza e l’allattamento, per la futura salute del neonato. Tuttavia, ancora incerto è il meccanismo attraverso il quale questo avviene.

Un’ipotesi vede il trasferimento diretto, o “verticale”, di batteri dalla madre al nascituro durante il parto vaginale mentre una seconda suggerisce che la dieta, e di conseguenza il microbioma che su di essa viene a modularsi, influiscano sulla componente batterica del figlio addirittura durante lo sviluppo fetale.

Proseguendo su questa linea di interesse, i ricercatori americani hanno perciò voluto approfondire la correlazione tra dieta materna in gravidanza e la composizione batterica dei neonati a 6 settimane di vita attraverso la raccolta e l’analisi di campioni fecali (n=145) comparando poi tra loro i risultati in base alla modalità di nascita (parto naturale n=97 vs cesareo n=48).

Le informazioni relative alla dieta seguita dalla madre sono state inoltre raccolte mediante un opportuno questionario.

Microbiota del neonato e dieta materna

Dall’analisi complessiva dei campioni è emerso come Enterobacteriaceae (20.0%) sia il gruppo tassonomico più rappresentato seguito da Bifidobacterium (18.4%), Bacteroides (10.4%) e Streptococcus (8.10%).

Aggiustando i risultati per fattori confondenti quali ad esempio modalità di nutrizione (al seno o in formula), BMI materno e gruppo di appartenenza, il consumo di frutta ha mostrato correlazione con la composizione del microbiota del neonato.

Clusters batterici, parto naturale e parto cesareo

Nascita con parto naturale

I campioni fecali dei bambini nati con parto naturale hanno mostrato la predominanza di 3 distinti cluster batterici. Nel dettaglio:

  • Cluster 1: caratterizzato dalla presenza del genere Bifidobacterium;
  • Cluster 2: caratterizzato dalla presenza dei generi Streptococcus e Clostridium;
  • Cluster 3: caratterizzato dalla presenza del genere Bacteroides;

Si è inoltre scoperto come la probabilità per un neonato di appartenere al cluster 2 sia pari a 2.73 in più per ogni porzione di frutta giornaliera consumata dalla madre.

Nascita con parto cesareo

I cluster identificati invece dai campioni dei bambini nati con parto cesareo si differenziano leggermente dai precedenti, infatti:

  • Cluster 1: caratterizzato dalla presenza del genere Bifidobacterium (analogamente all’altro gruppo di neonati);
  • Cluster 2: caratterizzato da abbondante presenza di Clostridium ma scarsa di Streptococcus (prima differenza);
  • Cluster 3: caratterizzato dalla presenza della famiglia Enterobacteriaceae e Lachnospiraceae e dal genere Ruminococcus (seconda differenza);

La probabilità di appartenere al cluster 2 sale di 2.36 volte per ogni porzione di latticini, anziché di frutta, consumato quotidianamente dalla madre.

Associazioni tra dieta materna e microbioma del neonato

Tra le varie abitudini alimentari sono state considerate in particolare il consumo di frutta, verdura, latticini, cereali, carni rosse, pesce o crostacei, legumi, grassi saturi e poli-insaturi. La distinzione tra nati con parto vaginale o cesareo è stata mantenuta anche per questa analisi.

I risultati più significativi sono stati riscontrati rispettivamente dall’analisi di correlazione tra microbioma neonatale con frutta, pesce o crostacei, latticini e carni rosse, con differenze a seconda della modalità di nascita.

Di seguito ne sono riassunte le principali evidenze emerse dai due gruppi.

  • Nascita con parto naturale (n=97):
Associazione positiva Associazione negativa
Frutta  Clostridiaceae  Bifidobacterium
Pesce o crostacei  Streptococcus (S. agalactiae)  Bacteroides uniformis
Latticini Clostridium neonatale, C. butyricum, Staphylococcus Lachnospiraceae
Carne rossa  –  –
  • Nascita con parto cesareo (n=48):
Associazione positiva Associazione negativa
Frutta    
Pesce o crostacei Streptococcus, Bacteroides uniformis Clostridium neonatale
Latticini Enterobacteriaceae, Escherichia coli, Acinetobacter rhizosphaerae, Ruminococcaceae Bifidobacterium, Pseudomonas, Bacteroides
Carne rossa Bifidobacterium, Escherichia coli, Enterococcus

Interessante dunque notare come non solo la modalità di parto ma anche il tipo di alimentazione durante la gravidanza influenzi l’espressione di determinati batteri nel neonato.

Ad esempio, nel gruppo di nati con parto naturale, Bifidobacterium risulta diminuito se la madre consuma frutta mentre dimostra un incremento tra i nati con cesareo se la dieta materna prevede l’assunzione di carni rosse.

A detta degli stessi autori questo studio presenta però delle limitazioni tra le quali l’elevata omogeneità dei soggetti considerati che rende poco trasferibili i risultati alla realtà, il fatto che la maggior parte dei bambini sia nata con parto naturale (66.9%) e che abbia seguito esclusivamente l’allattamento al seno ha potenzialmente alterato di per sé la composizione batterica del bambino a 6 settimane.

Infine, le informazioni relative alla dieta sono state collezionate solo dalla 24° alla 28° settimana di gestazione.

Complessivamente, le indicazioni emerse sottolineano come sia la modalità di parto che la dieta seguita dalla madre durante la gravidanza abbiano un possibile ruolo nel veicolare la composizione del microbioma del neonato influenzandone perciò la salute in un futuro. Ulteriori studi sono tuttavia necessari al fine di indagare meglio le associazioni evidenziate da questa ricerca con lo scopo di produrre piani di alimentazione più mirati da proporre in gravidanza per favorire sin da subito il benessere del bambino.

Silvia Radrezza

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