Carcinoma renale, il trapianto di microbiota può influenzare risposta e tossicità dell’immunoterapia

Sebbene il trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari possa migliorare gli esiti nei pazienti con carcinoma renale in stadio avanzato, nella maggior parte dei casi il decesso avviene entro cinque anni e molti soggetti sottoposti a questa terapia manifestano gravi effetti collaterali. 

Un recente studio clinico, pubblicato su Nature Medicine, ha dimostrato che in questi pazienti modificare il microbiota intestinale mediante trapianti fecali da donatori sani potrebbe rappresentare una strategia terapeutica sicura ed efficace in combinazione con l’immunoterapia.

Sicurezza del trapianto

Un gruppo di ricercatori guidato da Ricardo Fernandes della Western University di London, in Canada, ha sottoposto 20 pazienti con tumore al rene in stadio avanzato a un trapianto fecale per via orale, seguito da immunoterapia standard.

Il trapianto fecale ha causato solo in un partecipante un lieve effetto collaterale gastrointestinale, mentre la maggior parte degli effetti collaterali immuno-correlati, che si sono manifestati nell’85% dei pazienti, è derivata dalla terapia antitumorale. Dopo il trapianto fecale e la terapia antitumorale, sono stati valutati 18 pazienti, dei quali la metà ha mostrato una riduzione del tumore, inclusi due casi di risposta completa. I partecipanti che hanno risposto alla terapia hanno generalmente presentato meno effetti collaterali gravi rispetto a coloro che non hanno risposto.

Potenziamento dell’immunoterapia

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che alcune specie batteriche sono correlate agli esiti del trattamento. Ad esempio, le persone con un microbiota intestinale diversificato e antinfiammatorio, caratterizzato da alti livelli di Faecalibacterium prausnitzii, sono risultate protette da gravi tossicità immuno-correlate e caratterizzate da maggiori probabilità di rispondere alla terapia. Al contrario, alti livelli del batterio infiammatorio Segatella copri sono risultati associati a tossicità e scarsa risposta all’immunoterapia.

I ricercatori hanno inoltre osservato gravi effetti collaterali solo nei pazienti che hanno ricevuto mediante il trapianto fecale specifici enzimi microbici legati all’infiammazione.

«I nostri risultati suggeriscono che le caratteristiche funzionali dei microbi del donatore, e non solo la presenza di determinate specie, svolgono un ruolo chiave nella tolleranza alla terapia e nella risposta al trattamento. Tuttavia, i dati dovranno essere confermati da studi multicentrici più ampi per migliorare la selezione dei donatori e chiarire i meccanismi di interazione tra microbiota e sistema immunitario» concludono i ricercatori.

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