• Broncopneumopatie cronico ostruttive e intestino
• Lo studio su microbiota e gravità della patologia
• Conclusioni

Stato dell’arte
Le broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO) riducono la funzionalità respiratoria con un alto tasso di mortalità. Recenti evidenze correlano l’infiammazione polmonare, alla base di queste condizioni, con il microbioma intestinale.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di approfondire la relazione tra la gravità della BPCO e il microbioma intestinale di 60 pazienti.

Conclusioni
La gravità della malattia non ha mostrato alcuna associazione significativa con le caratteristiche del microbioma intestinale risultando similare in tutti gli stadi. Ulteriori studi su una possibile relazione a base immunitaria sono perciò un’opzione da valutare.

Nonostante la relazione tra infiammazione polmonare, base delle patologie polmonari croniche ostruttive (BPCO), e microbioma intestinale sia stata dimostrata in più occasioni, non sembrerebbe esserci una correlazione significativa con la loro gravità.

Pazienti con BPCO a diversi stadi hanno infatti mostrato caratteristiche batteriche simili. Una mediazione immunitaria sembrerebbe quindi una migliore spiegazione, tuttavia ancora da approfondire.

Lo conclude lo studio di Yu-Chi Chiu e colleghi della National Yang Ming Chiao Tung University (Taiwan) pubblicato di recente su PlosOne.

Broncopneumopatie cronico ostruttive e intestino

Le broncopneumopatie cronico ostruttive (BPCO) sono stati infiammatori caratterizzati da una progressiva ostruzione delle vie aeree con conseguente difficoltà respiratoria, tosse e catarro.

Nonostante il fumo sia un fattore di rischio, anche non fumatori possono sviluppare la malattia. L’eziologia è infatti complessa.

Recente è l’ipotesi di un coinvolgimento del microbiota intestinale considerando il suo legame con lo stato infiammatorio polmonare. Un’alterazione batterica (disbiosi) è infatti stata dimostrata in presenza di patologia.

Lo studio su microbiota e gravità della patologia

Ma è in qualche modo correlata anche alla sua gravità o a un suo peggioramento? È stata questa la domanda a cui hanno cercato di rispondere i ricercatori in questo studio confrontando il profilo del microbiota intestinale di 60 pazienti con BPCO, ma a diversi stadi di malattia (gruppo A -stadio 1; gruppo B – stadio 2; gruppo C – stadio 3,4). Dall’analisi dei campioni fecali è emerso che:

  • Alfa- e beta-diversity hanno mostrato profili simili tra i gruppi
  • Nonostante la generale analogia inter-gruppo, a livello di phylum i Bacteroidetes sono risultati più abbondanti nel gruppo con la patologia più lieve (grado 1), i generi Fusobacterium, Veillonella, Corynebacterium 1, Romboutsia e Aerococcus in quello più grave (gruppo C). Di contro, una minore espressione per Ruminococcaceae (NK4A214) e Lachnoclostridium nei gruppi B/C, Tyzzerella 4, Dialister e Megasphaera in A. Tali alterazioni non hanno tuttavia raggiunto la significatività

Correlando invece i profili microbici con dati clinici, 19 OTUs appartenenti a Bacteroides sp. hanno registrato un’associazione positiva con la funzionalità polmonare (FEV e FVC) e fortemente negativa con la conta di eosinofili ematici (correlati precedentemente con il decorso della patologia) suggerendo un dialogo su base immunitaria più che infiammatoria.

Conclusioni

Ulteriori studi con un maggior numero di soggetti (e un gruppo controllo) sono quindi necessari per approfondire l’opzione immunitaria nella relazione tra microbioma e BPCO, al fine di ottimizzarne interventi mirati ed efficaci.

I ceppi che hanno mostrato un accrescimento con la gravità della patologia, seppur non significativo, potrebbero inoltre essere implicati nel suo decorso, altro aspetto da approfondire.