Nei neonati, il virus respiratorio sinciziale (RSV) è una delle principali cause di infezioni respiratorie che possono portare a gravi malattie e problemi a lungo termine come il respiro sibilante.
Un recente studio ha dimostrato che il microbiota respiratorio presente al momento dell’infezione è associato alla gravità della malattia e ai sintomi a lungo termine.
I risultati, pubblicati su Cell Reports Medicine, suggeriscono che le comunità microbiche del naso e della gola di un neonato possono svolgere un ruolo nel determinare la gravità delle infezioni da RSV.
«Durante l’infezione da RSV abbiamo osservato che la gravità della malattia era associata a una maggiore deviazione nei profili della comunità microbica rispetto ai bambini sani», affermano i ricercatori. «È importante sottolineare che, anche durante la fase di recupero, il microbioma respiratorio era correlato alla presenza di sintomi respiratori residui».
Precedenti studi hanno suggerito che il microbiota presente nelle prime fasi della vita nel naso e nella gola svolge un ruolo nel determinare la gravità delle infezioni da RSV, ma non è ancora del tutto chiaro come alcuni batteri influenzino l’entità della malattia e i sintomi a lungo termine.
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori guidati da Maartje Kristensen della University Medical Center di Utrecht, nei Paesi Bassi, hanno deciso di analizzare 1.537 tamponi prelevati in cinque Paesi dalla parte posteriore del naso e dalla parte superiore della gola di oltre 1.135 neonati.
Gravità della malattia
I ricercatori hanno scoperto che la composizione del microbiota respiratorio dei neonati durante e dopo l’infezione da RSV differiva da quella dei bambini sani, con una minore diversità e ricchezza microbica dopo l’infezione. L’analisi ha anche rivelato cambiamenti nella composizione complessiva tra le fasi acute dell’infezione e quelle di recupero.
Gruppi specifici di microbi, come quelli dominati dai batteri Moraxella, Haemophilus o Streptococcus, sono risultati associati all’infezione da RSV, con la composizione del microbiota che variava all’aumentare della gravità della malattia.
Nei casi gravi, batteri come lo Streptococcus pneumoniae erano più diffusi, mentre i livelli di Corynebacterium e altri microbi benefici erano ridotti. Inoltre, alcuni sintomi respiratori a lungo termine dopo una grave infezione da RSV sono risultati correlati a una maggiore abbondanza di Haemophilus e a livelli inferiori di batteri Dolosigranulum.
Esacerbazione dell’infiammazione
Ulteriori analisi hanno rivelato l’impossibilità di prevedere eventuali infezioni da RSV nel primo anno di vita a partire dalla composizione del microbiota presente nella prima infanzia. «La composizione della comunità microbica respiratoria nella prima infanzia sembra non essere correlata al rischio di infezione da RSV, che potrebbe essere maggiormente determinato da fattori di rischio come l’età al momento dell’infezione da RSV, la stagione e l’affollamento», affermano i ricercatori.
I risultati suggeriscono che le alterazioni del microbiota nella prima infanzia possono contribuire all’infiammazione, che potrebbe aumentare la gravità delle infezioni da RSV, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere gli effetti a lungo termine di questi cambiamenti microbici, come il loro ruolo nello sviluppo dell’asma.
«Il nostro studio evidenzia l’importanza di studiare il microbiota nel tempo: il campionamento a lungo termine dei microbi respiratori potrebbe aiutare a comprendere meglio in che modo i primi modelli microbici influenzano la suscettibilità al virus respiratorio sinciziale e la gravità della malattia» concludono i ricercatori.
